Liberi sui Monti Trebulani

Uno sguardo a sud e scorgerete il Volturno, il fiume vagabondo che ha ridisegnato nella storia il volto di Terra di Lavoro. Voltatevi a nord, e vedrete ai vostri piedi la pianura alifana verde e regolare. Più in là, il Massiccio del Matese, meta di sciatori d’inverno e amanti del pic-nic in riva al lago d’estate.

La città di Liberi vista dai monti circostanti (the town of Liberi seen from the nearby)

Siete sui Monti Trebulani, un entroterra sincero dove il rumore della Campania urbana è solo un ricordo lontano, che non riesce a entrare. Altopiani incontaminati dove terra, acqua, sole e aria di montagna nutrono le nostre viti ai ritmi ancestrali della natura.

Una delle chiese di Liberi (one of the Liberi's church)

Qui sorge Liberi, un borgo rurale dalle origini antiche dove le anziane signore vi riempiono lo zaino di cacio e salsiccia, e i panelli di pane sono grossi come una ruota di carro.

Originariamente chiamato Sclavia, poi Schiavi di Formicola, il nome cambiò in Liberi con Regio Decreto nel 1862. Liberi era già noto in epoca romana per la qualità dei suoi vini e per le bellezze naturali, tanto che Plinio il Vecchio la descriveva con dedizione nel suo Naturalis Historia (77 d.C.) e Cicerone fece costruire la sua villa nell’area dell’odierna frazione Villa.

La cittadina di Liberi (the town of Liberi)

Trebula Balliensis

In località Monticelli, a nord-est dell’odierna Treglia, una chicca per appassionati di antichità: gli scavi archeologici dell’antica Trebula Balliensis.

Il primo insediamento risale agli Osci (IX sec. a.C.), ma fu conquistata dai Romani dopo la Seconda Guerra Punica, quando la città si alleò con Annibale insieme a Capua.

Sono visibili le mura di blocchi calcarei locali, la porta megalitica, il teatro romano e le terme costantiniane. L’ideale per un’escursione nel passato.

Chiesa di Sant’Alfonso de’ Liguori

Chiesa di Sant Alfonso de' Liguori (Saint Alphonsus de' Liguori Church)Portale della Chiesa di Sant'Alfonso de Liguori (Saint Alphonsus de Liguori Church's portal)

Su progetto di Luigi Vanvitelli, la cappella fu costruita nel XVIII sec. da Sant’Alfonso de’ Liguori, dottore della chiesa e autore del canto natalizio Quanno nascette ninno (la versione originale in dialetto napoletano di Tu scendi dalle stelle).

Il bel portale settecentesco e il caratteristico campanile a cipolla valgono una visita mentre si passeggia per Villa.

Grotta di San Michele

Attraverso un sentiero suggestivo, percorribile solo a piedi o a cavallo, potete raggiungere la Grotta di San Michele Arcangelo, luogo di culto fin dalla preistoria.

All’interno, stalattiti e stalagmiti dalle forme fantasiose hanno ispirato nei secoli riti pagani e cristiani. La mammella che stilla acqua è associata al culto di Maria, mentre la conchiglia favorirebbe la fertilità delle donne. Lo stretto passaggio in fondo alla grotta si richiuderebbe su figli illegittimi e adulteri. Le acque del pozzetto centrale, invece, allontanerebbero le Janare, streghe notturne e dispettose.

Se passate da queste parti l’8 maggio potete accodarvi al corteo annuale dei pellegrini.